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Oltre il Cortile PDF Stampa E-mail
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Scritto da Simone Pestelli   
Domenica 29 Gennaio 2006 19:07

A volte il “cortile” dentro cui siamo chiusi non lo vediamo. È costituito dalle nostre abitudini, dai nostri interessi personali, dalle nostre solite amicizie. Ognuno rende il proprio cortile mollo bello e rassicurante. Tutto è in ordine: persone che ci vogliono bene, solide convinzioni sulla vita e il inondo, sicurezze materiali. Spesso si può vivere tutta una vita credendo di non aver bisogno di niente, ma è un illusione, perché fuori c’è un mondo che aspetta di essere scoperto, una vita piena che attende di essere capita in profondità e vissuta,intensamente con le sue sfide, le inevitabili fatiche, ma anche con la sovrabbondanza di gioia preparata per chi cerca con coraggio.
Sembra strano, ma non è necessario andare lontano per trovare un tesoro: è appena fuori da noi stessi...

La scheda allegata è tratta, con qualche adattamento, dal sussidio delle Pontifice Opere Missionarie 2005/2006
Obiettivo
Aprire gli occhi sul mondo per scoprire che esso non finisce dove giungono i miei interessi e le mie amicizie.
Introduzione da leggere con i ragazzi:
A volte il “cortile” dentro cui siamo chiusi non lo vediamo. È costituito dalle nostre abitudini, dai nostri interessi personali, dalle nostre solite amicizie. Ognuno rende il proprio cortile mollo bello e rassicurante. Tutto è in ordine: persone che ci vogliono bene, solide convinzioni sulla vita e il inondo, sicurezze materiali. Spesso si può vivere tutta una vita credendo di non aver bisogno di niente, ma è un illusione, perché fuori c’è un mondo che aspetta di essere scoperto, una vita piena che attende di essere capita in profondità e vissuta,intensamente con le sue sfide, le inevitabili fatiche, ma anche con la sovrabbondanza di gioia preparata per chi cerca con coraggio.
Sembra strano, ma non è necessario andare lontano per trovare un tesoro: è appena fuori da noi stessi...
Per gli animatori:
Una delle conquiste dell’adolescenza è l’acquisizione della capacità di pensare in modo astratto, che permette di andare al di là di una situazione data, immaginando possibilità alternative per il mondo politico, sociale, familiare, scolastico. I contesti ad essere messi in discussione per primi sono quelli più vicini all’adolescente, come la famiglia o la scuola, mentre realtà non direttamente tangibili vengono accettate ancora per parecchio tempo. La possibilità di pensare a realtà lontane dalla quotidianità aiutano il ragazzo a moltiplicare gli interessi e gli impegni, si allargano gli orizzonti geografici che alimentano il desiderio di viaggiare e conoscere posti nuovi, gli orizzonti sociali, per cui si prende coscienza delle differenze culturali e c’è curiosità per stili di vita alternativi. In tal senso sono molto stimolanti le attività interculturali, i viaggi e il confronto con persone aventi idee e modi di vivere diversi dal proprio. I confini della propria conoscenza si allargano fino ad abbracciare mondi e culture lontane fisicamente, con le quali si entra in contatto si può sentire responsabili.
Inoltre, il ragazzo prende consapevolezza della dimensione temporale e inizia a pensare in termini realistici al futuro, comprende che alcuni progetti che aveva fin da bambino sono irrealizzabili, mentre altri sono possibili solo al prezzo di sacrifici. Si fa sempre più precisa la distinzione tra reale e ideale.
Scegliere
Il riflettere su di sé e sulle proprie possibilità è la via che porta ad acquisire un’identità definita. L’adolescente si trova di fronte a molte possibilità e deve sceglierne alcune rinunciando ad altre, passando attraverso dei periodi di sperimentazione di alcune delle strade possibili, che in certi casi verranno abbandonate, in altre perseguite con perseverazione. Vi sono persone che non riescono a fare delle scelte perché non sanno rinunciare a delle possibilità e diventando incapaci di assumere degli impegni, preferiscono continuare a sperimentare più percorsi senza mai giungere ad un punto di arrivo.

Per riflettere con i ragazzi
La voce di... Roberta: “PER SEMPRE NEL CUORE”
Conoscevo la realtà dei poveri dei paesi del “terzo mondo” attraverso le notizie che sentivo alla televisione, ma non sapevo che ciò che pensavo di conoscere corrispondeva ben poco a ciò che avrei avuto occasione di vedere con i miei occhi e provare sulla mia pelle. I miei genitori che erano precedentemente andati in India, entusiasti dell’esperienza, organizzarono un viaggio in Birmania con un nostro amico missionario del P.I.M.E. ,ed io decisi di andare con loro per il mio primo viaggio missionario convinta di ritrovare un po’ quelle immagini che tante e tante volte avevo visto. In realtà non fu proprio così. Mi accorsi infatti che ciò che pensavo di conoscere non era altro che un puntino sul muro bianco della povertà.
Dopo l’esperienza in Birmania sono stata in Brasile, Messico, Filippine e India e durante questi viaggi, molte sono state le cose che mi hanno colpita e che resteranno per sempre nel mio cuore. Non potrò mai dimenticare...
... il volto di chi non ha niente e ti guarda con disprezzo solo perché hai la pelle chiara pensando di te chissà cosa, di chi stringe a sé il suo pugno di riso per paura che mangiandolo non avrà più nulla da stringere...
... gli occhi dei bambini dell’orfanotrofio che guardandomi chiedevano affetto, solo affetto, l’affetto a cui ogni bambino ha diritto, lo stesso affetto che quei bambini che mi fissavano con i loro grandi occhi neri non conoscevano...
... con quale cura e con quanto amore le suore si occupavano dei malati del lebbrosario, senza paura o timore alcuno, solo con tanta misericordia...
Non potrò mai dimenticare quel sorriso, il sorriso dei bambini. Quei bambini che vivevano in palafitte sorridevano. Quei bambini con le faccine sporche e il naso che colava sorridevano. Non avevano né cibo né vestiti, ma sorridevano. Non avevano nulla...solo il loro bellissimo, grande sorriso ed un cuore pieno d’Amore !.
La voce di... Tizy ‘89: “RIFUGIARSI NEL CIBO”
“Io mangiavo ogni volta che avevo un problema....subito dopo essermi affogata mangiando un casino di schifezze mi sentivo molto meglio..... Solo ora ho scoperto il xkèdi questo fatto....non avevo amici. Sinceramente non è che non avessi proprio nessun amico soltanto che quei pochi amici che avevo venivano da me a raccontarmi i loro problemi xkè sono sempre stata un’ ottima ascoltatrice e consolatrice, ma purtroppo sono sempre stata anche molto timida e non sono mai riuscita a parlare con loro dei my problem. Ora però nella scuola nuova ho trovato un sacco di amici che ogni volta che sono triste mi tirano su il morale e adesso non ho +bisogno di sfogarmi mangiando”.
La bellezza e la sicurezza che caratterizzano i rapporti con gli amici e la famiglia possono essere una tentazione a non guardare al mondo, mentre “la vita sociale non è limitata ai rapporti umani immediati. Si è sempre coinvolti anche nei fenomeni più vasti che segnano la cultura e la storia. “ (CdG/1 pag. 39).
  • Dedico del tempo per riflettere sulle problematiche presenti anche oltre i “confini “ della mia quotidianità?
  • Coinvolgo i miei amici nelle mie riflessioni dando vita ad un confronto su argomenti importanti che riguardano situazioni e culture diverse dalla nostra?
 
Per anni mi sono limitato a esistere, senza vivere.
(Johnny Depp)

Partire
Partire è anzitutto uscire da sé.
Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.
Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo
e della vita. Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui
apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più
grande ed è essa che dobbiamo servire. Partire non è divorare chilometri, attraversare i
mari, volare a velocità supersoniche.
Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro. Aprirci alle idee, comprese
quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.
È possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello
della vita ed esso esige dei compagni.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno
desiderato. Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi.
Intuisce il momento in cui cominciano a disperare. Li prende dove li trova. Li ascolta, con
intelligenza e delicatezza, soprattutto con amore, rida coraggio e gusto per il cammino.
Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco. Ma c’è cammino
e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per
costruire  un mondo più giusto e umano.
(da: Camminiamo la speranza di Helder Camara)

Ultimo aggiornamento Domenica 29 Gennaio 2006 23:53
 
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