Messa
14ª Domenica T.O. 2026 Anno A – Domenica della pace
Ricordati di mettere il cellulare in modalità silenziosa.
Canto
Atto penitenziale
Signore Gesù, tu proclami beati i piccoli, ma noi vogliamo essere grandi:
Signore, accoglici nella tua misericordia!
Cristo Signore tu ci salvi con la stoltezza della croce, ma noi ricerchiamo la sapienza del mondo:
Cristo, accoglici nella tua misericordia!
Signore Gesù, tu hai vissuto in umiltà e mitezza, ma noi confidiamo nella forza e nel potere:
Signore, accoglici nella tua misericordia!
Gloria
Colletta
Preghiamo.
Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.
O Dio, che ti riveli ai piccoli e doni ai poveri l’eredità del tuo regno, rendici miti e umili di cuore, a imitazione di Cristo tuo Figlio, perché, portando con lui il giogo soave della croce, annunciamo al mondo la gioia che viene da te. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
Introduzione alla Liturgia della Parola
Il brano del Vangelo che ascolteremo oggi si trova al centro di una lunga sezione di Matteo – i capitoli 11 e 12 – interamente percorsa da un tema: l’incomprensione nei confronti di Gesù. Giovanni Battista, dal carcere, manda a chiedergli se è davvero lui il Messia atteso. Le città della Galilea, pur avendo visto i miracoli, non si convertono. I farisei si oppongono apertamente. E alla fine persino sua madre e i suoi fratelli non lo comprendono.
È dentro questo clima di rifiuto che Gesù rivolge al Padre una preghiera di ringraziamento: proprio perché i sapienti e i dotti non hanno compreso, il mistero del regno è stato rivelato ai piccoli. Non è una consolazione amara, ma una constatazione che dice qualcosa di preciso su come Dio opera.
La prima lettura di Zaccaria descrive lo stesso paradosso: un re che viene umile, su un asino, senza eserciti. Il salmo e Paolo completano il quadro, indicando nell’abbandono fiducioso a Dio la disposizione con cui accogliere questa Parola.
Prima Lettura Zc 9,9-10
Dal libro del profeta Zaccaria
Così dice il Signore:
«Esulta grandemente, figlia di Sion,
giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d’asina.
Farà sparire il carro da guerra da Èfraim
e il cavallo da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato,
annuncerà la pace alle nazioni,
il suo dominio sarà da mare a mare
e dal Fiume fino ai confini della terra».
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Salmo responsoriale dal Salmo 144 (145)
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.
Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.
Seconda Lettura Rm 8,9.11-13
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.
[Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia.]
E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.
Così dunque, fratelli, noi siamo debitori non verso la carne, per vivere secondo i desideri carnali, perché, se vivete secondo la carne, morirete. Se, invece, mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, vivrete.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Canto al vangelo Cf. Mt 11, 25
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno.
Alleluia, alleluia.
VANGELO Mt 11,25-30
Dal Vangelo secondo Matteo
Gloria a te, o Signore.
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mitemite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore. Lode a te o Cristo.
La professione di fede
Credo in un solo Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.
Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, (si china il capo) e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

Venite a me,
voi tutti
che siete stanchi
e oppressi,
e io vi darò ristoro
La nostra preghiera di oggi
Ringraziamo il Signore che in Cristo ha rivelato i misteri nascosti ai sapienti e agli intelligenti.
- Signore, tu dai ristoro a chi è stanco e oppresso, rendici solidali con chi soffre, vicino o lontano,
– disponibili ad ascoltare, a consolare, ad aiutare. - Ti ricordiamo Signore, tutte le vittime della violenza e tutti i popoli che attualmente soffrono per la guerra:
– apri i nostri cuori alla sapienza della tua pace. - Tu che ti sei rivelato ai piccoli, aiutaci a non comportarci con superbia:
– come rispettiamo la fede, fa’ che rispettiamo lo smarrimento, come amiamo la santità, fa’ che amiamo i peccatori. - Signore aiuta la tua Chiesa a liberarsi da ogni potere e sapienza che non vengono da te:
– fa’ che impariamo la mitezza e l’umiltà che ci ha mostrato tuo Figlio Gesù. - Tu ci chiedi di prendere e condividere con te il giogo dell’amore:
– liberaci da ogni intolleranza e durezza, da ogni incomprensione e chiusura reciproca. - Ti ricordiamo, Signore, la nostra diocesi e la nostra comunità parrocchiale:
– dona ad ogni pastore della chiesa lo spirito del servizio e chi presiede in mezzo a noi sia il servo della comunione. - Ti ricordiamo, Signore, Franca, Laura e tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli defunti:
– conferma in noi la speranza che risorgeremo a vita nuova.
(Intenzioni personali formulate nel silenzio)
(Il prete conclude accompagnato da tutti): O Signore Gesù, mite ed umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo, perché possiamo accogliere i segreti del tuo amore. Tu che sei Dio e vivi e regni con Dio Padre, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Canto all’offertorio
Prefazio
Noi ti rendiamo grazie, o Padre
riuniti nella pasqua settimanale,
tra i piccoli e gli umili
che sanno riconoscere il tuo dono.
Nel tuo Figlio Gesù Cristo
ci hai rivelato il mistero della tua sapienza,
che si manifesta a quanti
aprono il cuore con fiducia
e attendono da te la luce della vita.
In lui, mite e umile di cuore,
ci hai offerto il re che fa sparire le guerre,
la cui tenerezza si espande su ogni creatura.
Egli è il Signore che non carica pesi insopportabili,
ma prende su di sé la fatica dell’umanità
e trasforma il giogo dell’obbedienza
in cammino di libertà e di pace.
Insieme a tutti gli affaticati e gli oppressi,
uniti all’assemblea celeste
contempliamo il tuo volto di Padre misericordioso
e innalziamo con gioia l’inno della tua gloria:
Santo
Scambio della Pace
Agnello di Dio
Antifona alla comunione
Prima di ricevere il Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola. Diciamo insieme:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro», dice il Signore. (Mt 11,28)
Comunione
PREGHIERA PER LA PACE
Signore Gesù,
tu hai vinto la morte senza armi né violenza:
hai dissolto il suo potere
con la forza della pace.
Donaci la tua pace,
come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,
come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito,
respiro che dà vita, che riconcilia,
che rende fratelli e sorelle
gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,
che col cuore straziato stava sotto la tua croce,
salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine
e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora
sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!
papa Leone XIV
Canto finale
Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: Le beatitudini (Matteo 5,1-14); le esortazioni apostoliche alla mitezza e all’umiltà (Colossesi 3,12-17; Giacomo 3,13-18 e 1Pietro 5,6-11).
Letture di domenica prossima, XV del tempo ordinario A
Isaia 55,10-11; Salmo 65; Lettera ai Romani 8,18-23; Matteo 13,1-23.
Il giogo è Gesù
Il celebre passo di Matteo 11,25‑30, comunemente denominato l’inno di giubilo, risulta di tre brevi unità: nella prima, Gesù ringrazia il Padre perché dona la sua rivelazione ai semplici (vv. 25‑26); nella seconda, si dichiara Figlio, unico conoscitore del Padre e unico rivelatore di lui agli uomini (v. 27); nella terza invita alla sua sequela tutti coloro che sono stanchi e oppressi (vv. 28‑30).
La liturgia sembra prediligere la terza parte, come appare dal passo di Zaccaria (prima lettura) in cui si legge di un re umile.
Notiamo, in primo luogo, una tensione che percorre tutto il passo, legandolo saldamente: da una parte, Gesù che si proclama Figlio e, quindi, l’unico rivelatore del Padre; dall’altra, il medesimo Gesù che si definisce mite e umile, povero fra i poveri. Grandezza e umiltà sono i due poli del mistero di Cristo. Tutta la vita di Gesù mostra che la rivelazione del Padre segue schemi inattesi, capovolti rispetto al sentire comune. Scribi e farisei la rifiutano e la povera gente, invece, l’accoglie. Nei centri importanti, come Corazim, Betsaida e Cafarnao, città con sinagoghe, maestri e tradizioni, Gesù è rifiutato. I poveri contadini invece, gente semplice, lo accolgono. I criteri di Dio non sono quelli degli uomini.
Venite a me, affaticati e oppressi
Il verbo “venire” è caratteristico del vocabolario di Matteo (4,19; 21,38; 22,4; 25,34). È un verbo di sequela ed esprime un invito pressante e gioioso. Nel nostro contesto contiene anche un invito a rompere con tutti gli altri maestri per affidarsi al solo vero Maestro. Con il suo appello Gesù assume l’atteggiamento e il tono di un Maestro di sapienza, come prova lo sfondo anticotestamentario; mentre, però, gli antichi saggi invitavano a seguire la sapienza e i rabbini a seguire la legge, Gesù invita ad affidarsi alla sua Persona.
«Affaticati e oppressi». Il primo termine evoca l’immagine di un uomo che lavora duro e sente le sue forze venir meno; il secondo descrive l’uomo che cammina curvo, schiacciato sotto un carico troppo pesante. Quale fatica? Quale peso? Qualche autore ha pensato semplicemente alla fatica di vivere. Gesù si rivolgerebbe a tutti coloro che conducono una vita difficile e penosa. Ma la maggioranza degli esegeti, più coerentemente con il contesto, pensa invece che Gesù si sia rivolto alla gente del popolo che penava sotto il peso del legalismo giudaico. Nel contesto storico del tempo di Gesù, gli affaticati e gli oppressi erano coloro che faticavano sotto le intollerabili e complicate prescrizioni della legge farisaica e si sentivano smarriti di fronte alla dottrina, difficile e sottile, dei rabbini.
Che significa mite e umile? Matteo usa tre volte l’aggettivo mite: 5,5; 11,29; 21,5. Nel primo caso sembra equivalere alla beatitudine dei poveri, perlomeno indica un tratto della medesima figura spirituale: mite è il povero non violento; maltrattato e oppresso, confida in Dio. Nel terzo caso l’aggettivo è preso da Zc 9,9 ed è applicato a Gesù: egli entra a Gerusalemme come un messia mansueto e pacifico, una posizione antitetica a quella degli zeloti e di tutti i sostenitori di un messianismo politico. Questi significati sono presenti anche nel nostro passo (11,29). Gesù non è un maestro arrogante, duro, autoritario, ma discreto e paziente.
Ma possiamo precisare ulteriormente. Mite e umile indicano l’atteggiamento di Gesù verso Dio e verso gli uomini. Verso Dio un atteggiamento di confidenza, obbedienza e docilità. Verso gli uomini un atteggiamento di accoglienza, pazienza, discrezione, disponibilità al perdono, addirittura al servizio. L’aggiunta «di cuore» non è senza importanza. Indica che le disposizioni di Gesù, verso il Padre e verso i fratelli, si radicano nella sua interiorità e coinvolgono tutta la sua persona. Gesù non è mite e umile in forza di una necessità, ma nella libertà e nell’assenso. Gli atteggiamenti di Gesù sono una scelta, il frutto di un amore profondo e personale.
ll mio giogo è leggero
“Portare il giogo” era un’espressione corrente. L’immagine suggerisce che l’uomo tutto intero deve impegnarsi nell’obbedienza al Signore, come uno schiavo è tutto impegnato nel suo lavoro. Gesù può dire « il mio giogo», perché l’ha portato personalmente per primo, a differenza dei falsi maestri che invece lo impongono agli altri senza personalmente muovere un dito (cf. Mt 23,4). Ma, se Gesù dice il mio giogo, è anche per un motivo più profondo. I rabbini parlavano del giogo del regno dei cieli, del giogo della legge, del giogo dei comandamenti. Gesù dice semplicemente il mio giogo. Prendere il giogo di Gesù non significa prendere su di sé una serie di precetti, ma attaccarsi alla sua persona. Prendere il giogo equivale a seguirlo. Non un cumulo di precetti, ma il fascino di una persona.
Le esigenze di Gesù sono radicali e impegnative: come può il suo giogo definirsi leggero?
Gesù non ha abolito la legge, però l’ha ricondotta al suo centro, che è la carità, liberandola da tutta una precettistica complicata: un centro chiaro, lineare e ricco di movimento. La legge di Gesù è impegnativa, ma è semplice.
E c’è un secondo motivo: Gesù non fa precedere la legge, ma la grazia, la gioia della notizia del Regno. È questa la fondamentale novità del giogo di Gesù. Egli non chiede di meno, ma diversamente. Prima lo stupore del Regno, e dopo, solo dopo ‑ dunque come gioiosa risposta ‑, la legge morale. L’osservanza della legge equivale al vendere tutto di chi ha trovato un tesoro: «Va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (Mt 13,44).
Bruno Maggioni
EVENTI IN PROGRAMMA
Avvisi della settimana
Settimana dal 26 luglio al 2 agosto
ORARIO DELLE MESSE. Festivo: 8:00 – 10:30 – 19:00 seguita da una cena comunitaria. Feriale: 9:00. Sabato: 9:00 in cappellina e 18:00 in chiesa.
ORARIO ESTIVO. Da domenica 7 giugno è entrato in vigore l’orario estivo. Le Messe feriali sono passate alle 9 del mattino e la Messa della domenica sera è passata dalle 18 alle 19, seguita da una cena condivisa. DOMENICA DELLA PACE. Domenica prossima 2 agosto daremo continuità all’impegno preso con altre parrocchie e amici di sensibilizzare e pregare per la pace durante le celebrazioni eucaristiche. Alle 9:30 è inoltre previsto un momento di sensibilizzazione con un cerchio di persone in piazza davanti alla Chiesa insieme alla Comunità dell’Isolotto, a varie altre associazioni e singoli impegnati per la pace.SOSTIENI LA PARROCCHIA
CHI PUÒ E VUOLE AIUTARE ECONOMICAMENTE LA PARROCCHIA può farlo anche attraverso bonifici sul nostro conto corrente, donazioni sul nostro conto PayPal o attraverso l’app Satispay. Le indicazioni sono sul nostro sito: www.madredellegrazie.it/sostieni-la-parrocchia. 5 X MILLE. La Parrocchia ha costituito il ramo ETS per gestire le sue attività sociali e comunitarie. Sostienile anche con l’8Xmille alla Chiesa cattolica e il 5Xmille alla parrocchia. Firma nella dichiarazione dei redditi e indica il Codice fiscale della parrocchia:94020310481
Le firme lo scorso anno sono state 65 per un contributo di 2.513,40. Grazie.

