34ª DOMENICA T.O. CRISTO RE – ANNO C

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Canto


Atto penitenziale

Tu sei venuto, Signore, per cercare ciò che era perduto. Senza di Te noi siamo pecore smarrite: vieni a cercarci e abbi pietà di noi.
Signore, pietà!

Tu sei venuto, Signore, non per chiamare i giusti ma i peccatori. Senza di te noi siamo schiacciati dalle colpe: vieni a perdonarci e abbi pietà di noi.
Cristo, pietà!

Tu sei venuto per dare la vita in riscatto per molti. Senza di te non troviamo liberazione: vieni a salvarci e abbi pietà di noi.
Signore, pietà!

Gloria

Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini amati dal Signore.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre,
tu che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo,
tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre. Amen.

 

Colletta

Preghiamo.

Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.

O Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre perché, seguendo le orme del tuo Figlio, possiamo condividere la sua gloria nel paradiso. Egli è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

 

Prima Lettura    2Sam 5,1-3

Dal secondo libro di Samuele
In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo responsoriale  dal Salmo 121 (122)

Rit. Andremo con gioia alla casa del Signore.
Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
Rit.
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.
Rit.

 

Seconda Lettura    Col 1,12-20

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi
Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.
Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.
Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.
È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Canto al vangelo         Mc 11,9.10

Alleluia, alleluia.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Alleluia, alleluia.

VANGELO  Lc 23,33-46

Dal Vangelo secondo Luca
Gloria a te, o Signore.
Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.

 

La professione di fede

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito, Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato: della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
(si china il capo) Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi, sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.
Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture; è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica.
Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati.
E aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.


Costui è
il re dei Giudei

 

 

La nostra preghiera di oggi

Il Signore ci ha preparato un posto nel suo regno. Certi di questa verità rivolgiamogli la nostra preghiera.

  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e la nostra miseria incontrerà la tua misericordia.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e il nostro cammino terminerà nel tuo regno.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e le nostre lacrime svaniranno nel tuo sorriso.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e il nostro cuore riposerà in te.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e la tua Chiesa ti incontrerà come Sposo.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e il mondo si riappacificherà in Te.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e tutta l’umanità si raccoglierà sotto la tua signoria.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e tutti i perseguitati a causa del vangelo, potranno vedere il compimento di ogni speranza e essere con te nel regno eterno.
  • Signore, venga il tuo giorno:
    – e noi, insieme a Leonardo, Antonietta, Andrea e a tutti i nostri fratelli e sorelle defunti, risorgeremo alla vita eterna.

(Tutti): Risveglia, Signore, il coraggio dei tuoi discepoli, perché sappiano confessare la tua signoria sull’universo. Alla creazione intera che geme e sospira la manifestazione dei figli di Dio, invia, o Padre, senza tardare il tuo Figlio Gesù Cristo che farà cieli nuovi e terra nuova per il tuo regno eterno. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

 

Canto all’offertorio

Santo

Santo, santo, santo il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.
Osanna nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Osanna nell’alto dei cieli.

Agnello di Dio

 

Antifona alla comunione

Prima di accostarci al Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola che abbiamo ricevuto dicendo insieme:

«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». «Oggi sarai con me nel paradiso». (Lc 23,42-43)

 

Comunione

Canto finale

Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: Il “trono” del regno di Gesù è la Croce. Essa è il “nuovo albero della vita” (Genesi 2,4-16; Apocalisse 22,1-14). Chi rivolge lo sguardo verso la Croce ottiene la salvezza (Numeri 21,4-9; Giovanni 3,12-19 e Giovanni 12,31-36).

Letture di domenica prossima, 1ª del tempo di avvento, anno A
Isaia 2,1-5; Salmo 122; Romani 13,11-14; Matteo 24,37-44.

Da Davide guerriero a Cristo, re crocifisso
Arrigo Chierigatti

L’affresco del regno instaurato dalla «morte» e non dal «dominio imperiale» del Cristo, «un regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, di amore e di pace» (prefazio), è abbozzato simbolicamente in 2Sam 5, che dipinge in pochi tratti l’acclamazione popolare di Davide re a Ebron, sua prima capitale, al termine della lunga lotta partigiana contro Saul. Il cuore del brano è nel v. 2: «Il Signore ti ha detto: Tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele». Ma noi sappiamo, proprio dalle stesse pagine bibliche, che Davide si rivelerà spesso un uomo debole e peccatore. La sua guida sarà talora fragile e, come quella dei suoi successori, sarà persino striata dall’ingiustizia e dal sangue. Il potere presenterà, anche con Davide il consacrato, la sua maschera terribile e oppressiva.
E allora, nel filo insanguinato della dinastia davidica si introdu­ce il filo d’oro della speranza messianica, un filo che ci conduce sino al testo evangelico di Luca che oggi leggiamo. In esso il Cristo, centro della storia, non espleta la sua funzione regale in modo trionfale ma attraverso la donazione totale nell’amore per l’uomo. In Luca il Cristo re è colui che si erge su un legno da schiavi, circondato da insulti, relegato tra gli scarti dell’umanità, proteso solo verso un gesto di perdono.
La scena lucana tratteggia, allora, con chiarezza una qualità fondamentale del regno di Cristo. Esso è aperto a tutti, ma soprattutto a coloro che nello scacchiere politico delle nazioni terrene sono soltanto pedine emarginate. Come il pubblicano della parabola (18,13), come Pietro e Zaccheo (5,8; 19A‑10), come il malfattore pentito, gli ultimi possono entrare gloriosamente nel regno di Cristo, possono scoprire l’inattesa via della speranza e della novità di vita, possono ascoltare quelle parole decisive: «In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso».
Il famoso filosofo e credente danese S. Kierkeaard commenta­va questo brano lucano cori una splendida preghiera: «Signore Gesù, gli uccelli hanno i loro nidi e le volpi le loro tane, ma tu non hai ove posare il capo. Tu non hai avuto un tetto su questa terra: tuttavia eri tu l’unico luogo segreto in cui il peccatore potesse trovar rifugio. Anche oggi tu sei il rifugio: quando il peccatore corre a te, guarda a te, si nasconde in te, è nascosto in te. Allora egli è eternamente difeso, perché l’amore nasconde una moltitudi­ne di peccati». Certo, attorno alla croce di Cristo che è il paradossale trono della sua regalità, si erge anche il rifiuto, incarnato nei politici sprezzanti, nei soldati brutali e persino nella negazione estrema. La venuta di Cristo re è anche giudizio sul peccato, sulla falsa giustizia orgogliosa, sulla chiusura totale del cuore. Ma le porte del regno della salvezza sono finalmente spalancate ed ogni uomo è invitato ad entrarvi.
Il Cristo che oggi adoriamo non è, quindi, un Cristo intimistico, è colui che attua e spinge innanzi la storia della salvezza distruggen­do il male che attenta allo splendore dei progetto di Dio. E questo il motivo conduttore dell’inno grandioso di Col 1 che costituisce l’odierna seconda lettura e che può diventare anche l’ideale preghiera per questa solennità. L’inno è preparato da una solenne introduzione paolina (vv. 12‑14) che vuole quasi essere la chiave interpretativa del cantico: esso è un ringraziamento, un’«eucari­stia» per il grande dono del regno («dal potere delle tenebre al regno del Figlio», v. 13).
A questo punto si dipanano le tappe per l’ingresso nel regno: è un itinerario dell’esistenza cristiana che passa dall’oppressione dei male (le tenebre) al perdono dei peccati per raggiungere F«eredi­tà», cioè la nuova terra promessa, ed ottenere, così, la sorte definitiva dei santi nella luce di Dio.
L’inno si espande, allora, in una gioiosa e monumentale celebrazione di Cristo e del suo regno. I due poli del carme sono nei due Egli dei vv. 15 e 18 che reggono un dittico di strofe, la prima centrata sulla funzione cosmica del Cristo (vv. 15‑17), la seconda sulla sua funzione salvifica storica e pasquale (vv. 18‑20). Cristo è esaltato come capo dell’universo redento; e questa sua funzione di «ricapitolare» tutto in sé ha la sua radice nella croce, ma una croce illuminata dalla luce pasquale.

Il primato dell’amore
In questa prospettiva, allora, l’inno, che forse apparteneva a una liturgia battesimale, si trasforma in un canto della regalità di Cristo: esso, infatti, coordina in unità redenzione e creazione, umanità e divinità, storia ed eternità. In questa liturgia riscopriamo in pienezza il vero volto del Cristo glorioso contro ogni riduzione a «scimmiottatura di Dio», come diceva decisamente Lutero. «Nulla risulta più capestro della storia di un Dio falsato, messo lì a indorare di sacro le forme morali, economiche, sociali già fatte» (L Mancini). Il Cristo della Bibbia è il Dio dell’amore, della liberazione, della creazione di un nuovo uomo, di un nuovo cielo e di una nuova terra.
Il regno di Cristo si costruisce attorno al primato dell’amore: è il regno del «cuore di Gesù», che inizia nella vita mistica delle anime (Rm 8,14) per assumere nel suo dinamismo innovatore tutta la realtà. Non è un regno esterioristico, ma nemmeno intimistico. Prende «spirito» e «storia» nel segno della «civiltà dell’amore»: gioia, perdono e pace dei cuori, ma anche armonia familiare, giustizia sociale, parità‑complementarietà fra i sessi, scelta prioritaria dei poveri e sofferenti o emarginati, cooperazione‑compartecipazione fra i popoli, superamento delle logiche belliche, ecumenismo, solidarietà a tutti i livelli. A chi fa questo dirà: «Ricevete il regno» (Mt 25,31‑46).