ESALTAZIONE DELLA CROCE 2025

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Canto

 

Atto penitenziale

Signore Gesù Cristo, per noi ti sei fatto obbediente fino alla morte e alla morte in croce: insegnaci a compiere sempre la volontà di Dio.
Signore, accoglici nella tua misericordia!

Cristo Signore, morendo sulla croce hai vinto la morte e il potere del male: riunisci nel tuo regno tutti i figli di Dio.
Cristo, accoglici nella tua misericordia!

Signore Gesù Cristo, tu hai subìto l’infamia della croce per essere solidali con tutti i peccatori: perdona tutti gli uomini.
Signore, accoglici nella tua misericordia!

Gloria

 

Colletta

Preghiamo.
Ciascuno formula in silenzio la propria intenzione di preghiera.

O Padre, che hai voluto salvare gli uomini con la croce del tuo Figlio unigenito, concedi a noi, che abbiamo conosciuto in terra il suo mistero, di ottenere in cielo i frutti della sua redenzione. Egli è Dio, e vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Introduzione alla Liturgia della Parola

La liturgia si apre con l’immagine del serpente di bronzo innalzato nel deserto che viene riletto come segno della Croce. Nel Vangelo Gesù stesso chiarisce che, così come quel serpente fu innalzato per dare vita, così egli deve essere innalzato per offrire vita eterna a chi crede.
Dio manda suo Figlio non per condannare, ma perché il mondo sia salvato per mezzo suo; amore che si manifesta nell’umiltà e nella disponibilità a prendere su di sé la Croce.

LITURGIA DELLA PAROLA

 

Prima Lettura  Nm 21,4b-9

Dal libro dei Numeri

In quei giorni, il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero».

Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì.

Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo.

Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo responsoriale  dal Salmo 77 (78)

Non dimenticate le opere del Signore!

Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi.

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore.

Lo lusingavano con la loro bocca,
ma gli mentivano con la lingua:
il loro cuore non era costante verso di lui
e non erano fedeli alla sua alleanza.

Ma lui, misericordioso, perdonava la colpa,
invece di distruggere.
Molte volte trattenne la sua ira
e non scatenò il suo furore.

Non dimenticate le opere del Signore!

 

Seconda Lettura    Fil 2,6-11

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési

Cristo Gesù,  
pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.

Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.

Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Canto al vangelo

Alleluia, alleluia.
Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo.
Alleluia.

VANGELO  Gv 3,13-17

Dal Vangelo secondo Giovanni
Gloria a te, o Signore.

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

Parola del Signore. Lode a te o Cristo.

 

La professione di fede

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito, Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato: della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. (si china il capo) Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi, sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture; è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre ed il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. E aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.

Dio ha tanto amato
il mondo da dare
il Figlio unigenito

 

La nostra preghiera di oggi

Il Padre dei cieli accolga le nostre preghiere per la vita che Cristo ha dato per noi:
Noi ti preghiamo, Signore!

  • Signore Gesù Cristo, attraverso la tua morte in croce sei stato esaltato e glorificato da Dio:
    – intercedi presso il Padre per noi peccatori.
  • Signore Gesù Cristo, per noi ti sei fatto obbediente fino alla morte e alla morte in croce:
    – insegnaci a compiere sempre la volontà di Dio.
  • Signore Gesù Cristo, tu hai subìto l’infamia della croce per essere solidale con tutti i peccatori:
    – perdona tutti gli uomini e salvali.
  • Signore Gesù Cristo, tu innalzato per la nostra salvezza sei la misura dell’amore di Dio per noi:
    – aiuta il nostro vescovo Gherardo e tutta la chiesa di Firenze a vivere la comunione e l’esperienza della grandezza del tuo amore.
  • Signore Gesù Cristo, tu non sei venuto per condannare il mondo ma per salvarlo:
    – il tuo Spirito ci renda sempre più capaci di annunciare la tua misericordia.
  • Signore Gesù Cristo, morendo sulla croce hai vinto la morte e il potere del male. Ti affidiamo Antonietta, Carla e tutti i nostri fratelli e sorelle defunti:
    – riunisci nel tuo regno tutti i figli di Dio.

(Intenzioni personali formulate nel silenzio)

(Il prete conclude accompagnato da tutti): Ti rendiamo grazie, o Dio, Padre nostro, per la croce del tuo figlio: su di essa è inchiodato colui che dà la vita, privando la morte del suo potere; per questo noi vivremo un giorno, risorti, una vita divina senza fine. Egli è Dio e vive e regna con te nell’unità dello Spirito santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

Canto all’offertorio

 

Prefazio

È giusto,
renderti grazie, Signore,
Padre misericordioso ed eterno.

Nel legno della croce
tu hai stabilito la salvezza dell’uomo,
perché da dove sorgeva la morte
di là risorgesse la vita,
e chi dall’albero dell’Eden traeva la vittoria,
dall’albero della croce venisse sconfitto,
per Cristo Signore nostro.

Per mezzo di lui tutta la creazione esulta
a te inneggiano i cieli e la terra
uniti in eterna esultanza.
Al loro canto concedi, o Signore,
che si uniscano le nostre umili voci
nell’inno di lode:

Santo

 

Agnello di Dio

 

Antifona alla comunione

Prima di ricevere il Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola. Diciamo insieme:

«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me», dice il Signore. (Gv 12,32)

 

Comunione

 

 

Canto finale

 

Per la preghiera a casa

Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia:  l’albero della vita (Genesi 2,5-18; Ezechiele 47,1-12; Apocalisse 22,1-14)

Letture di domenica prossima, XXV del tempo ordinario C
Amos 8,4-7; Salmo 113; Timoteo 2,1-8; Lc 16,1-13.

La sequela e la croce
L’appello alla sequela è qui in relazione con l’annuncio della passione di Gesù. Gesù Cristo deve soffrire ed essere riprovato. È l’ineluttabilità della promessa di Dio affinché si compiano le Scritture. Soffrire ed essere riprovato non sono la stessa cosa. Gesù, nella sofferenza, poteva ancora essere il Cristo osannato. Sulla sofferenza potevano ancora poggiarsi la compassione e l’ammirazione del mondo. La sofferenza, in quanto tragica, poteva ancora recare in sé un valore, un onore e una dignità specifici. Ma Gesù è il Cristo riprovato nel soffrire. L’essere riprovato toglie ogni dignità e onore al soffrire. Deve essere un soffrire infame. Soffrire e essere riprovato sono le espressioni che riassumono la croce di Gesù. La morte in croce significa soffrire e morire da riprovato, da esiliato. Gesù deve soffrire ed essere riprovato in forza di una necessità divina. Ogni tentativo di negare questa necessità è satanico. Anche quando, o proprio perché, esso arriva dalla cerchia dei discepoli; infatti, questo tentativo vuole che Cristo non sia Cristo. Il fatto che sia Pietro, la pietra della Chiesa, colui che qui si rende colpevole immediatamente dopo la sua confessione a Cristo e la sua elezione da parte di Gesù, indica che la Chiesa, fin dagli inizi, si scandalizza del Cristo sofferente. Non vuole un simile Signore e, in quanto Chiesa di Cristo, non vuole farsi imporre la legge del soffrire dal suo Signore. La protesta di Pietro rappresenta la sua non-volontà di piegarsi alla sofferenza. Con ciò Satana è introdotto nella Chiesa. Egli la vuole strappare alla croce del suo Signore.
Così, a Gesù si presenta la necessità di riferire ai suoi discepoli, in modo chiaro ed inequivocabile, l’ineluttabilità della sofferenza. Come Cristo è Cristo solo in quanto sofferente e riprovato, così il discepolo è il discepolo solo in quanto sofferente e riprovato, in quanto crocifisso con lui. La sequela come vincolo alla persona di Gesù Cristo pone i seguaci sotto la legge di Cristo, vale a dire sotto la croce. […]
La croce non è una pena e un avverso destino ma è la sofferenza che ci viene soltanto dal vincolo a Gesù Cristo. La croce non è una sofferenza casuale, ma necessaria. La croce non è la sofferenza legata all’esistenza naturale, ma quella legata all’essere cristiani. Soprattutto, la croce, nella sua essenza, non è solo soffrire, ma soffrire ed essere riprovati ed anche qui, a rigore, essere riprovati per amore di Gesù Cristo e non di un qualunque altro comportamento o conoscenza. Una cristianità che non prendesse più sul serio la sequela, che avesse fatto del vangelo solo la consolazione a buon mercato della fede, e per la quale non ci fosse più distinzione tra l’esistenza naturale e quella cristiana, interpreterebbe la croce come la pena quotidiana, come la miseria e l’angoscia della nostra vita naturale. Ci si sarebbe qui dimenticati che la croce significa sempre, al contempo, essere riprovati, che alla croce appartiene l’onta del soffrire. Essere esiliati nel dolore, disprezzati e abbandonati dagli uomini, com’è nel lamento infinito del salmista; questa è la caratteristica essenziale della sofferenza della croce che una cristianità, che non sa distinguere tra esistenza civile e esistenza cristiana, non è più in grado di comprendere. La croce è com-patire insieme con Cristo, è la sofferenza di Cristo. Solo il vincolo a Cristo, che ha luogo nella sequela, sta seriamente sotto la croce.
Essa viene inflitta ad ogni cristiano. La prima sofferenza di Cristo di cui ognuno deve fare esperienza, è l’appello che ci chiama fuori dai vincoli di questo mondo. È il morire dell’uomo vecchio nell’incontro con Gesù Cristo. Chi entra nella sequela si concede alla morte di Gesù, pone la sua vita nel morire, ed è così fin dall’inizio; la croce non è la fine terribile di una vita pia e felice, ma sta al principio della comunione con Gesù Cristo. Ogni chiamata di Cristo conduce alla morte. […]
Come Cristo portò i nostri pesi, anche noi dobbiamo portare i pesi dei fratelli, la legge di Cristo che deve essere adempiuta è il portare la croce. Il peso del fratello, che ho da portare, non è solo il suo destino esteriore, il suo atteggiamento e la sua inclinazione, ma è, in senso stretto, il suo peccato. E io non posso portarlo diversamente se non perdonandolo, in forza della croce di Cristo, di cui sono divenuto partecipe. Così, la chiamata di Gesù a portare la croce pone ogni seguace nella comunione del perdono dei peccati. Il perdono dei peccati è l’opportuna passione di Cristo del discepolo. Esso è imposto a tutti i cristiani. 
Come può però il discepolo sapere qual è la sua croce? La riceverà se entra nella sequela del Signore sofferente, riconoscerà la sua croce nella comunione con Gesù.
Dietrich Bonhoeffer

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